Lo scorso 24 giugno 2015 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’attesissimo decreto in tema di “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni” del Jobs Act. Tra le numerose disposizioni del decreto (contratto di somministrazione, contratto a chiamata, lavoro accessorio, apprendistato, lavoro part-time), spicca il “superamento”, a partire dal 25 giugno 2015, data di entrata in vigore del provvedimento, del contratto di collaborazione coordinata e continuativa  a progetto.

 

Il contratto

Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto nasce come contratto di lavoro parasubordinato, in cui il collaboratore presta la propria attività di lavoro (autonomo) coordinandosi con il committente, al fine del raggiungimento di un determinato risultato, nell’ ambito della realizzazione di un progetto.

 

L’utilità

Nel contesto della crescente incertezza e volatilità dei mercati, tale schema contrattuale poteva consentire (ove opportunamente adottato ed attuato) di fruire di una maggiore flessibilità della forza lavoro (lavoro autonomo coordinato), soprattutto per la realizzazione di progetti ben individuati, conclusi, distinti dal core-business aziendale, ma dotati di importanza strategica per il committente.

 

Evoluzioni

Tuttavia, un uso distorto del contratto, ha fatto sì che lo stesso divenisse spesso (in  realtà a torto, almeno negli ultimi anni, visti gli incrementi contributivi gravanti sullo stesso) uno strumento di risparmio di costi, che nascondeva lo svolgimento di un rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti, mascherato dalla presenza di un contratto a progetto solo formale.

Già con la Riforma Fonero (L. n. 92/2012) il contratto in discorso è stato oggetto di importanti restrizioni, prevedendo regimi di conversione in rapporto di tipo subordinato a tempo indeterminato nel caso in cui lo svolgimento del rapporto di lavoro rivelasse la presenza di certi criteri (attività del collaboratore svolta i maniera analoga a quella svolta dai lavoratori dipendenti della committente, o assenza di uno specifico progetto) .

Da ultimo, proprio il D.Lgs. n. 81/2015 di cui qui si discute, ha previsto, con decorrenza 25 giugno 2015, l’eliminazione del contratto a progetto, stabilendo l’abrogazione degli articoli da 61 a 69-bis del D.Lgs. n. 276/2003.

Da quella data, pertanto, non è più possibile stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa per la realizzazione di uno specifico progetto.

 

I contratti in essere al 25 giugno 2015

Lo stesso art. 52 del decreto, tuttavia, ha previsto che i medesimi articoli (61-69-bis D. L.gs. n. 276/2003) continuano ad applicarsi (<<esclusivamente>>) per la regolazione dei contratti già in atto all’entrata in vigore del decreto; contratti che, pertanto, almeno fino alla loro naturale scadenza, restano operativi.

Le collaborazioni spariscono?

 

Occorre precisare che il decreto abroga le collaborazioni coordinate e continuative a progetto (co.co.pro.), ma non le collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co), in quanto non viene abrogato l’articolo 409 c.p.c. dove sono espressamente rubricate queste ultime.

 

 

Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto nasce come contratto di lavoro parasubordinato, in cui il collaboratore presta la propria attività di lavoro (autonomo) coordinandosi con il committente, al fine del raggiungimento di un determinato risultato, nell’ ambito della realizzazione di un progetto.