Nel corso della vita circa un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalerà di tumore.

 

I dati dell'Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) relativi al 2013 affermano che nel nostro Paese vi siano nel corso dell’anno circa 200.000 (55%) nuove diagnosi di tumore fra gli uomini e circa 166.000 (45%) fra le donne, per un totale di circa 366.000 nuovi casi. A questa stima sono esclusi i tumori della pelle, per i quali è prevista una classificazione a parte a causa della difficoltà di distinguere appieno le forme più o meno aggressive.

Nonostante ciò, negli ultimi anni le percentuali di guarigione sono complessivamente migliorate,  il 63% delle donne ed il 55% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi.

Tutto ciò grazie alla maggior efficacia delle terapie e nella maggiore adesione alle campagne di screening. Infatti, quasi il 70% dei tumori potrebbe essere prevenuto o diagnosticato in tempo se tutti adottassero stili di vita corretti ed aderissero ai protocolli di screening e diagnosi precoce.

Nonostante l’incidenza dei tumori fra gli uomini e le donne risulti stabile, aumenta consistentemente il numero delle nuove diagnosi e questo è dovuto al contemporaneo invecchiamento della popolazione.

Considerando l'intera popolazione, escludendo i carcinomi della cute, il tumore in assoluto più frequente è quello del colon retto (14%), seguito dal tumore della mammella (13%), della prostata (11% solo nel sesso maschile) e del polmone (11%). Tra gli uomini, esclusi i carcinomi della cute, i cinque tumori più frequentemente diagnosticati sono il tumore della prostata (20%), il tumore del polmone (15%), il tumore del colon-retto (14%), il tumore della vescica (10%) e quello dello stomaco (5%); e tra le donne, il tumore della mammella (29%), il tumore del colon-retto (14%), il tumore del polmone (6%), il tumore del corpo dell'utero (5%) e quello della tiroide (5%).

Ci sono ancora differenze in termini di frequenza di tumori nel nostro Paese ma i livelli inferiori del meridione stanno gradualmente allineandosi a quelli del Centro-Nord.

L'Italia ha una frequenza di neoplasie sia per gli uomini sia per le donne simile o più elevata rispetto ai Paesi Nord-europei e agli Stati Uniti.

La mortalità per tumore è in riduzione in entrambi i sessi, ma l'invecchiamento della popolazione nasconde l'entità di questo fenomeno. I decessi dovuti a tumori maligni sono stati quasi 173.000 nell'anno 2013 (98.000 fra gli uomini e 75.000 fra le donne).

La diagnosi precoce ottenuta grazie ai programmi di screening per il tumore della mammella, del colon-retto e della cervice uterina e gli sviluppi delle terapie oncologiche, come la recente introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare, influenzano fortemente la sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore.

Un indicatore ampiamente entrato nell’uso comune è la sopravvivenza “libera da malattia” a cinque anni dalla diagnosi. Per questa ragione, durante i cinque anni successivi alla diagnosi e alla cura gli esami di controllo saranno piuttosto ravvicinati, mentre in genere, passato il primo lustro, si tenderà a distanziarli sempre più.

In Italia, la sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno è del 55% fra gli uominidel 63% fra le donne; nel corso del tempo è aumentata ed è particolarmente elevata dopo un quinquennio in tumori frequenti come quello del seno (87%) e della prostata (91%). Il cancro, con il 30% di tutti i decessi,  è ancora la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari, ma chi sopravvive cinque anni dalla diagnosi ha, per alcuni tumori (testicolo, corpo dell'utero, ma anche melanoma, linfomi di Hodgkin e in misura minore colon-retto), prospettive di sopravvivenza vicine a quelle della popolazione che non ha mai avuto una neoplasia.

In Italia i valori di sopravvivenza sono sostanzialmente in linea con quelli dei Paesi nordeuropei, degli Stati Uniti e dell'Australia.