Grazie alle sue proprietà, la curcuma è consigliata nei disturbi a carico del fegato, della mucosa gastrica e dei processi digestivi in genere.

 

Insieme alla silimarina estratta dal Cardo mariano, al carciofo e al tarassaco, la curcuma è una pianta con spiccata attività di protezione sul fegato, oltre ad agire da stimolo per la digestione.

A fare la differenza è la curcumina presente nel rizoma della pianta, sostanza con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie associate a bassa tossicità.

Secondo i risultati di una ricerca sperimentale pubblicati sulla rivista Gut la curcumina sembra in grado di rallentare la progressione del danno epatico che sfocia nella cirrosi e nell’insufficienza d’organo.

Altre indagini suggeriscono che un’integrazione a base di curcuma riduca il danno derivante dall’impiego di farmaci epatotossici. A volte, i fitoterapeuti ritengono opportuno associare la curcuma con altre sostanze vegetali dotate di azione epatoprotettrice. Si usa, per esempio, insieme a Tinospora cordifolia oppure alla silimarina, estratta dal Cardo mariano. La sinergia tra i costiteuenti potenzia l’azione antiossidante del complesso, riducendo così il danno infiammatorio e ossidativo all’origine del danno cellulare.

Per un uso salutistico è sufficiente inserirla come ingrediente della dieta quotidiana. Una dose ideale può essere un paio di cucchiaini da caffè al giorno. Per effetti più marcati si consiglia l’estratto secco titolato in curcumina min. 4% (Commissione E tedesca), la cui dose giornaliera va da 8 a 10 mg per kg di peso corporeo, suddivisi in due assunzioni preferibilmente lontano dai pasti.

Se assunta assieme ad altre spezie, come il pepe nero, l’assorbimento viene notevolmente potenziato.

In condizione di salute, la curcuma è sicura e senza particolari controindicazioni. Tuttavia, in caso di patologie o disturbi, quali l’occlusione delle vie biliari, la curcuma dovrebbe essere assunta dopo.